No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere…”.

partigiano Giacomo Ulivi, da: ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana


Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo
Evelyn Beatrice Hall, The Friends Of Voltaire


MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI BERLUSCONI - Roma, sabato 5 dicembre 2009

MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI BERLUSCONI - Roma, sabato 5 dicembre 2009
http://noberlusconiday.wordpress.com

IL POPOLO CHE DICE BASTA

venerdì 4 dicembre 2009

Immigrazione. L'incoerente percezione degli italiani

Giovedì 03 Dicembre 2009

di Alessandro Bongarzone, da Dazebao

Come in un gioco di specchi, il secondo rapporto “Transatlantic Trends: Immigration 2009”, ci riflette la percezione incoerente, distorta e disinformata dei cittadini italiani rispetto al tema dell’immigrazione evidenziando una “paura” sempre più diffusa dello straniero “irregolare” che, in un circolo vizioso, alimenta e si alimenta delle “panzane” governative sulla sicurezza

ROMA - Sarà contento il presidente della Camera - e noi con lui - nell’apprendere di non essere solo e, anzi, che ben il 53 per cento degli italiani sarebbe favorevole al diritto di voto amministrativo per gli immigrati regolari così come ci conforta apprendere che oltre il 74 per cento del campione intervistato non ritiene che “rubino il lavoro” agli italiani mentre il 57 per cento contesta la tesi che abbasserebbero i salari.

Quando hanno modo di conoscerli (controllarli) e confrontarvisi, quindi, gli italiani sembrano non aver paura degli immigrati e, anzi, nonostante la crisi economica, sono ben disposti a “concedere” loro pari diritti e pari opportunità. Un segno inequivocabile che la paura, arriva da altre parti ed è indotta e alimentata dalle “campagne” strumentali e elettoralistiche delle forze al governo più che dalle reali convinzioni dei cittadini.

Proseguendo, infatti, nell’analisi dei dati illustrati nel rapporto “Transatlantic Trends: Immigration 2009” nato da un progetto congiunto del German Marshall Fund of the United States (GMF), della Lynde and Harry Bradley Foundation (USA), della Compagnia di San Paolo e del Barrow Cadbury Trust (UK) che mira ad analizzare la percezione del fenomeno “immigrazione” tra i cittadini di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Olanda e Spagna, appare evidente come la percezione della questione muti quando entrano in ballo le informazioni di regime.

Come spiegare, altrimenti, che lo stesso campione - il quale poco prima si è espresso per il voto ai migranti (foss’anche il solo amministrativo) subito dopo, badate bene, in pari percentuale (53 per cento) ritenga - più o meno in linea con l’opinione pubblica degli altri paesi - che l’immigrazione sia più un problema che un'opportunità con punte oltre il 60, ovviamente, tra chi si dichiara politicamente di destra.
Ma ancora, com’è possibile che gli stessi che ritengono che i migranti non siano un problema per l’occupazione, solo pochi minuti dopo arrivino a dichiarare, dando i numeri, che i cittadini stranieri tra noi siano ben oltre il 23 per cento quando è noto, o dovrebbe esserlo, che l’ISTAT fissa l’asticella poco sotto il 7 per cento.

Contraddittorie risposte che riflettono, secondo noi, la vulgata corrente fornita dagli organi d’informazione codini alle forze di governo che hanno fatto del tema “sicurezza” una ragione elettorale di sopravvivenza i cui “risultati” traspaiono alla perfezione, neanche tanto in controluce, dal rapporto “TTI 09”.

Abbiamo, così, che per il 60 per cento degli intervistati, il più grande ostacolo all’integrazione è la discriminazione da parte della società mentre il 31 per cento punta, invece, il dito contro la scarsa volontà degli immigrati ad integrarsi. L’81 per cento si dice preoccupato dell’immigrazione clandestina, e alla domanda se con la clandestinità aumenti anche la criminalità, il 77 per cento risponde di si raggiungendo, con entrambe le risposte, le percentuali più alte tra quelle registrate nei Paesi coinvolti nella ricerca. Infine, se il 71 per cento degli intervistati preferirebbe un’immigrazione “permanente” a una temporanea, solo il 36 per cento si dice d’accordo con una regolarizzazione.

Insomma dal rapporto 2009 esce un quadro fortemente segnato dalle campagne terroristiche che hanno effetto, non tanto sulle convinzioni profonde dell’opinione pubblica nostrana, quanto - e questo è il vero obiettivo degli autori di tali campagne - sul senso d’insicurezza e di paura instillato a piene mani dalle forze al governo. Un senso d’insicurezza cresciuto così tanto che, alla fin fin, corre il rischio di travolgere gli stessi artefici se, come esce dal “rapporto”, nonostante i respingimenti, nonostante le norme sulla delazione, nonostante il rafforzamento dei Centri di detenzione e, da ultimo, l’istituzione del reato d’immigrazione clandestina, oltre il 53 per cento degli italiani continua a considerare insufficienti le politiche del governo sull’immigrazione mentre, appena il 43 per cento le giudica “sufficienti” o buone”.

giovedì 3 dicembre 2009

De Benedetti: mi spiano

Articoli | Peter Gomez (da L'AnteFatto)

3 dicembre 2009

La denuncia dell’Ingegnere. La lunga guerra sul lodo Mondadori. Feltri: girano altri filmati

di Peter Gomez e Marco Lillo

Gli uomini più vicini a Carlo De Benedetti parlano senza mezzi di termini di spionaggio. La scoperta di un alloggiamento, ideale per installare un sistema di localizzazione satellitare Gps, nel paraurti dell’auto utilizzata a Roma da l’editore del gruppo Espresso-Repubblica, più il sospetto che documenti legali riservati siano stati trafugati forse dalla sede della Cir, la holding dell’Ingegnere, hanno spinto De Benedetti ha presentare una denuncia alla magistratura.


Per tutta la giornata di ieri le riunioni tra gli avvocati dell’imprenditore più odiato dal premier Silvio Berlusconi si sono succedute freneticamente.

La convinzione del gruppo, per il momento non ancora suffragata da prove, è che De Benedetti sia finito nel mirino degli 007 (privati?) subito dopo la sentenza con cui in ottobre il giudice milanese Raimondo Mesiano aveva condannato la Fininvest a versare a Cir un risarcimento da 750 milioni per il caso Mondadori.

Come sono andate davvero le cose cercherà di stabilirlo il pool per i reati informatici della procura di Roma. Ma l’esposto di De Benedetti è un segnale preciso del clima in cui sta precipitando il Paese.

A partire dalla scorsa primavera, in seguito alle inchieste giornalistiche sulle decine di ragazze a pagamento che frequentavano le residenze del premier, si sono moltiplicati i rumors su informative, video foto imbarazzanti riguardanti politici di destra e di sinistra, giornalisti, alti prelati e manager.

Vittorio Feltri, il direttore de Il Giornale che ha maneggiato, e in qualche caso pubblicato molto di questo materiale, in un’intervista a Klaus Davi, ha detto: "Girano video hard probabilmente realizzati da alcune trans che ritraggono politici colti sul fatto. Quelli che fanno i ricatti non sono le trans stesse, sono altri che approfittano del materiale dei trans".


Il riferimento è tutto per il caso Marrazzo, l’ex presidente di centrosinistra della Regione Lazio, costretto alle dimissioni da un video che lo ritraeva con una trans e della cocaina sul tavolo.

Tanti altri filmati sono stati ritrovati nel computer di Brenda, il viado morto in circostanze ancora misteriose (ma i pm romani propendono per l’omicidio) che era solito riprendere i suoi clienti vip con un videofonino. I consulenti informatici stanno verificando il contenuto del pc trovato nel suo appartamento.

Secondo le indiscrezioni, i video sono molti, anche se non è semplice riconoscere i volti dei protagonisti. Nel Palazzo il panico è palpabile. E spesso a soffiare sul fuoco sono i quotidiani più vicini al Cavaliere. L’obiettivo principale sembra chiaro. Annacquare il caso delle escort a Palazzo Grazioli in decine di altri presunti scandali. Tanto che ora nel mirino è finita persino Alessandra Mussolini per una vicenda (la presunta relazione con il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore) che comunque, se non fosse provato un ricatto nei suoi confronti, resta privata.

Si segue, insomma, un copione preciso. E a dare il la alle danze è stato il 25 giugno scorso proprio Berlusconi.

"Sono stato facile profeta quando ho previsto che l’imbarbarimento provocato da una ben precisa campagna di stampa avrebbe messo in moto una spirale che va assolutamente arrestata", aveva detto il presidente del Consiglio commentando gli articoli del quotidiano edito da suo fratello Paolo che riguardavano un vecchia indagine del 2000 su un giro di ragazze squillo offerte a uomini vicini al leader Ds, Massimo D’Alema. "Da editore”, aveva aggiunto il premier, "ho stracciato molti servizi e molte fotografie".

Una frase che a molti era suonata come una minaccia: quello che è finito nel cestino, si può infatti sempre recuperare. Pochi giorni dopo, ai primi di luglio, Marrazzo era stato intrappolato in via Gradoli da un gruppo di carabinieri infedeli e il primo a vedersi offrire il video era stato Feltri, allora direttore di Libero.

A fine luglio Feltri passa a Il Giornale dove l’ex direttore Mario Giordano si congeda dai lettori con un editoriale fin troppo chiaro: "Quello che fanno le persone dentro le loro camere da letto (siano essi premier, direttori di giornali, editori, ingegneri, first lady, body guard o avvocati) riteniamo siano solo fatti loro. E siamo convinti che i lettori del Giornale non apprezzerebbero una battaglia politica che non riuscisse a fermare la barbarie e si trasformasse nel gioco dello sputtanamento sulle rispettive alcove".

Come dire: fino alle "escort del clan di D’Alema" ci sono arrivato. Ma più in là non mi spingo. Con Feltri la musica cambia: in rapida successione Il Giornale colpisce il direttore di Repubblica Ezio Mauro (presunti pagamento in nero per una casa), quello di Avvenire Dino Boffo (una storia di molestie telefoniche e presunta omosessualità). Poi la palla passa a Canale 5 che fa pedinare e filmare di nascosto Mesiano, il giudice della sentenza da 750 milioni di euro.

Ora Carlo De Benedetti è molto preoccupato. Difficile dargli torto.

martedì 1 dicembre 2009

Berlusconi va in Bielorussia e dice al presidente(bollato come ultimo dittatore d'Europa):"Il consenso della sua gente è sotto gli occhi di tutti"

Fonte: Repubblica.it

Il premier italiano è il primo leader occidentale a far visita al presidente bielorusso a cui rivolge parole di stima: "Il consenso della sua gente è sotto gli occhi di tutti"

Berlusconi va da Lukashenko e lo elogia. Casini: "Sbigottito, venga in Parlamento"

Berlusconi va da Lukashenko e lo elogia Casini: "Sbigottito, venga in Parlamento"

Berlusconi con Lukashenko

ROMA - Silvio Berlusconi va in visita e in Bielorussia, e sulle sue manifestazioni di stima e amicizia per presidente Alexander Lukashenko in Italia scoppia la polemica.

"Grazie a lei e alla sua gente che so che la ama, e questo è dimostrato anche dai risultati elettorali, che sono sotto gli occhi di tutti": così il premier conclude la sua trasferta nel paese ex sovietico, rivolgendosi a un capo di Stato la cui leadesrhip è considerata non certo un trionfo di democrazia. In quindici anni al potere, infatti, Lukashenko, bollato come l'ultimo dittatore d'Europa, non ha mai ricevuto la visita di un presidente dei paesi occidentali. Ed è proprio Berlusconi a rompere l'isolamento diplomatico in cui era caduto il paese fin dal 1994, dopo le numerose violazioni dei diritti umani.

''Possiamo dare inizio a relazioni industrali ed economiche'', dice il capo del nostro governo, promettendo al presidente bielorusso la prossima visita di una delegazione di industriali italiani. ''Abbiamo lavorato per raggiungere un certo livello di cooperazione fra i due paesi e le nostre compagnie più importanti'', gli fa eco Lukashenko, che in passato ha ricevuto a Minsk solo leader politici anti-occidentali, come il colonnello Gheddafi, il presidente venezuelano Chavez e quello iraniano Ahmadinejad.

E in Italia scoppia la polemica. A innescarla è il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: "Aveva destato in me già profonda meraviglia - dichiara - il fatto che il nostro sia stato il primo capo di un governo occidentale ad andare in visita ufficiale in Bielorussia. Ma era niente in confronto allo sbigottimento di oggi nel leggere gli elogi del nostro premier. A questo punto ritengo doveroso che Berlusconi venga in Parlamento - e su questo rivolgerò una richiesta formale al presidente della Camera Gianfranco Fini - per illustrare su quali basi si poggi e a quali linee si ispiri la nuova politica estera italiana".

30 novembre 2009

lunedì 30 novembre 2009

No Berlusconi Day: manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi e anche se non sarai a Roma...

Su gentile segnalazione di Ribes pubblico questo appello

5 dicembre: una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi

Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali
(cit. appello del Comitato "No Berlusconi Day")
Leggi tutto il testo dell'appello

E se non sarai a Roma...

Tutti coloro che per diverse ragioni non potranno presenziare alla manifestazione del 5 dicembre che si terrà a Roma, sono invitati ad indossare un nastro di colore viola o ad esporre un drappo, un telo, una bandiera di colore viola fuori dalle loro finestre e dai loro balconi.

Sarà un modo simbolico per dimostrare partecipazione ideologica all'evento e per unire in un unico coro che attraverserà l'Italia le voci dei cittadini.

Tutti insieme diranno "BASTA!" al governo Berlusconi!

Grazie.


Per ulteriori info:
http://www.noberlusconiday.org/
http://noberlusconiday.wordpress.com/la-manifestazione/
http://www.facebook.com/home.php?#/no.berlusconi.day?v=wall

e-mail: noberlusconiday@hotmail.com

LA LETTERA. "Figlio mio lascia questo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio".

Il direttore generale della Luiss: "avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito. Figlio mio, lascia questo paese"

di PIER LUIGI CELLI, da Repubblica.it

"Figlio mio, lascia questo Paese"

L'università La Sapienza di Roma

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)